Coronavirus: quali sono le conseguenze economiche dell’emergenza?

Coronavirus: quali sono le conseguenze economiche dell’emergenza?

L’emergenza Coronavirus ( o Covid-19 volendo utilizzare termini scientifici) sta portando conseguenze preoccupanti anche dal punto di vista economico nei paesi colpiti. Ovviamente rappresenta un vero e proprio flagello per la Cina, epicentro dell’epidemia, ma i danni economico-fiscali non si limiteranno, come per altro già ci stiamo accorgendo, ai soli confini dello stato orientale.

In Italia il focolaio del nord Italia ha già bloccato tre delle regioni più produttive dell’intera penisola come la Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna, l’aumentare però dei casi anche in altre regioni rischia di complicare ulteriormente la situazione.

Volendo provare a tracciare un quadro della situazione facendo leva su quelli che sono i dati ISTAT, le tre regioni accennate precedentemente contribuiscono al 40,1% del PIL nazionale, per un totale del 50% dell’export complessivo.

La previsione formulata ad inizio anno riguardante la crescita dell’economia italiana per lo 0,6% potrebbe essere rivista a breve visto che, come ammesso anche dal Governatore della Banca d’Italia, l’effetto coronavirus potrebbe abbattersi sulla già debole situazione economica italiana, portando alla perdita dello 0,2%.

Potrebbero essere ben 5 i miliardi che possono perdersi di PIL, con Confcommercio che ha stimato che l’emergenza potrebbe portare ad una perdita di 3,9 miliardi di consumi oltre che al grande danno di 60.000 posti di lavoro.

Proprio per quanto riguarda il lavoro, il tema assume contorni alquanto delicati: Il calo di lavoro per le industrie che intrattengono ampi rapporti commerciali con l’estero, in particolare con i paesi asiatici falcidiati dall’emergenza, riduce al lumicino la speranza di rinnovo per quei lavoratori che si avviano alla scadenza del contratto a tempo determinato.

L’impatto sul mondo del lavoro

Come già fatto intendere, sono più o meno tutti i settori che subiscono fin da ora un contraccolpo dovuto all’emergenza coronavirus, anche se molte realtà imprenditoriali si sono sin da subito organizzate per poter comunque andare avanti nella propria attività seppur con margina di manovra più limitato.

Molti hanno fatto ricorso al telelavoro, o comunque a forme di smart working e lavoro agile, ovvero la possibilità di poter lavorare da casa attraverso l’utilizzo di mezzi telematici per poter gestire i contatti con colleghi e clienti.

Il lavoro agile è una modalità di lavoro tutelata dall’art 18 della Legge 81/2017 , nella quale si definisce lo smart working come “modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Il lavoro agile consiste nella prestazione di lavoro subordinato previo accordo scritto con il lavoratore e si svolge e segue delle modalità di svolgimento ben chiare e definite.

  • Le prestazioni, devono essere eseguite all’interno dei locali aziendali e in parte all’esterno e rigorosamente entro i limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero.
  • Quando il lavoro viene svolto al di fuori dei locali dell’azienda, non si è obbligati a dover utilizzare una postazione fissa; qualora il datore di lavoro dovesse affidare strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa, egli ne resta comunque responsabile del loro funzionamento e della loro sicurezza.
  • L’accordo scritto deve specificare le forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro e degli strumenti utilizzati dalla lavoratrice e dal lavoratore.
  • L’accordo individua i tempi di riposo della lavoratrice e del lavoratore, l’esercizio del potere di controllo del datore di lavoro sulla prestazione resa dalla lavoratrice e dal lavoratore all’esterno dei locali aziendali e le condotte connesse all’esecuzione della prestazione all’esterno dei locali medesimi, che danno luogo all’applicazione di sanzioni disciplinari.
  • L’accordo è oggetto di comunicazione obbligatoria di cui all’art. 1, comma 1180 della legge n. 296/2006; la comunicazione deve indicare anche la durata dell’accordo ed eventuali variazioni.

I provvedimenti del governo

Non solo indicazioni che il Ministero della Salute ha provveduto subito ad inviare a tutte le aziende in modo che potessero informare subito i loro lavoratori sulle norme igieniche e di sicurezza da adottare in ambito lavorativo.

Il Governo infatti, si trova costretto a dover trovare un modo per cercare di far funzionare anche seppur un po’ a rilento una buona parte del motore dell’economia italiana senza sottovalutare affatto il rischio di propagare ulteriormente il contagio da virus.

Il lavoro di mart working rientra sicuramente tra questi, nel DPCM dello scorso 25 febbraio pubblicato in Gazzetta Ufficiale, viene previsto in considerazione dello stato di emergenza sanitaria, l’estensione dell’ambito geografico di applicazione del lavoro agile.

Il provvedimento dispone che la modalità di lavoro agile è applicabile fino al 15 marzo nelle regioni di Emilia Romagna, Lombardia, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Piemonte e Liguria a qualsivoglia rapporto di lavoro subordinato, anche in assenza di accordi individuali ordinariamente previsti.

Gli obblighi di informativa previsti dalla legge 22 maggio 2017, n. 81, sono assolti in via telematica utilizzando la documentazione resa disponibile sul sito dell’Istituto nazionale assicurazione infortuni sul lavoro (INAIL) anche in deroga ai limiti percentuali stabiliti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, dopo una comunicazione alle organizzazioni sindacali.

Economia a rischio, le misure scelte

Oltre a quanto scritto fino ad ora, il Governo è al lavoro anche per la stesura di un nuovo Decreto Legge all’interno del quale siano contenuti i primi aiuti economici.

Al vaglio dei legislatori, la proposta di un rafforzamento degli stop agli adempimenti fiscali così come alla sospensione del pagamento delle bollette e rate dei mutui, sospensione dei contributi alla CIG in deroga per le aziende situate all’interno delle zone rosse.

Nelle stesse zone, dovrebbe essere assicurato il ricorso alla cassa integrazione in deroga alle aziende sotto ai sei addetti e per chi non ha strumenti di sostegno al reddito. C’è attesa a riguardo, anche se le prime ufficializzazioni in tal senso non si faranno attendere più di molto.

Nel frattempo, le certezze sono rappresentate il MEF ha disposto la sospensione di tutti gli adempimenti e versamenti di tributi e ritenute dei contribuenti che risiedono o hanno domicilio fiscale nei comuni della zona rossa in Lombardia (11 centri) e che ricadono nel periodo che va dal 21 febbraio al 31 marzo 2020.

Rinviato anche il pagamento delle cartelle esattoriali degli agenti della riscossione, comprese quelle emesse per coloro che hanno scelto di saldare a rate il proprio debito con la pace fiscale. Le somme dovute e sospese dal decreto in essere, andranno comunque versate entro il 30 aprile.

L’intervento del fondo artigianato

Il primo intervento in materia di ammortizzatori sociali è stato quello messo in atto dal Fondo bilaterale di solidarietà dell’artigianato, coinvolte le parti sociali di Confartigianato Imprese, Cna, Casartigiani, Claai e le organizzazioni sindacali dei lavoratori Cgil, Cisl e Uil.

L’accordo firmato lo scorso 26 febbraio, prevede un ampliamento delle prestazioni di integrazione salariale in caso di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.

Le principali novità sono:

  • Lo specifico intervento di integrazione salariale di venti settimane nell’arco del biennio mobile, connesse alle sospensioni dell’attività aziendale determinate dal Coronavirus» che riguarderà l’intero territorio nazionale.
  • Potranno accedere tutte le imprese e i datori di lavoro iscritti a Ebna/Fsba nei casi di sospensione o riduzione dell’orario di lavoro.
  • L’erogazione di prestazioni fino all’esaurimento delle risorse appositamente stanziate.
  • Il Fondo è impegnato a definire schemi di accordo tipo e tempistiche accelerate per l’erogazione delle prestazioni.

Tag: Conseguenze economiche, Coronavirus, Economia italiana, MEF, Smart working


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